Le Novitą



Orientalismo tecnologico

Prezzo: € 13
Pagine: 217
Collana: comunicazione e
& società - 5
Pubblicazione:
Gennaio 2008



Oscar Ricci è dottore di ricerca in Società dell’Informazione. È stato Visiting Scholar presso la New York University, e svolge attività didattica e di ricerca presso le cattedre di Sociologia della comunicazione dell’Università degli Studi di Milano e di Teoria dei media dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. È autore di articoli e saggi di sociologia della comunicazione pubblicati su riviste e volumi.

Negli ultimi anni le edicole del nostro paese sono state letteralmente colonizzate da periodici dedicati alla presentazione delle principali scoperte e invenzioni della tecnologia, per i pubblici più diversi. Questi periodici costituiscono l’oggetto del volume, basato sull’analisi della produzione dei discorsi incentrati sulla tecnologia in alcuni dei principali magazines italiani di divulgazione scientifico-tecnologica, quali Focus, Quark, Explora, Jack e T3. La tecnologia viene rappresentata nelle riviste di divulgazione in modi spesso complessi, talvolta contraddittori, ma sempre con retoriche che tendono a spettacolarizzare e rendere il “magnifico” e il “meraviglioso” dell’ultimo ritrovato tecnologico. Di più: sembra quasi che i magazines analizzati si producano nella costruzione di un “orientalismo della tecnologia”, dove, come nel processo spiegato da Said per cui l’“Oriente” viene narrato come qualcosa di affascinante e misterioso, fantastico e pericoloso allo stesso tempo, allo stesso modo la tecnologia e gli oggetti tecnologici vengono narrati come qualcosa di mirabile e incredibile, certo, ma di cui avere anche timore e da avvicinare con cautela. Questa cornice principale del “timore-stupore” e quella, quasi complementare, dell’ironia, che stemperi il senso di disagio della prima, riescono a convivere all’interno delle riviste analizzate grazie soprattutto a quella che è la più tipica modalità con cui queste stesse riviste (così come tutti i mezzi di comunicazione in generale) presentano i propri contenuti: la spettacolarizzazione. Mediante le più tipiche forme della media logic (la spettacolarità, la narrazione) si ottiene così una vera e propria mediatizzazione della tecnologia.




Andrea Baiardi "Rime"

Prezzo: € 17
Pagine: 320
Collana: Parole allo specchio.
Studi e testi - 19
Pubblicazione:
Gennaio 2008



Andrea Baiardi (Parma circa 1450 - 1511), attore di primo piano nella vita culturale e politica della Parma che a cavallo tra Quattro e Cinquecento visse vicende storiche travagliate, è conosciuto per la raccolta di rime che qui si pubblica e per un lungo romanzo in ottave, il Filogine. Fu però autore più fecondo, ma delle altre sue opere si ha solo notizia, non essendoci purtroppo pervenute. Del romanzo mancano edizioni moderne; quanto alle rime, fino ad oggi si può dire addirittura che mancasse del tutto una qualsiasi edizione, in quanto solo 42 testi avevano finora visto la luce in una stampa settecentesca, vecchia, dunque, e del tutto inattendibile sotto il profilo testuale, e pochi altri erano stati stampati qua e là in articoli e saggi di varia natura. La ricca silloge delle rime (242 testi superstiti, suddivisi tra 230 sonetti, 9 capitoli ternari e 3 barzellette), che costituisce una tipica raccolta cortigiana, ci è trasmessa da un manoscritto conservato oggi alla Biblioteca Municipale Panizzi di Reggio Emilia, che presenta tutti i caratteri del libro autografo.

Domizia Trolli insegna Linguistica e Filologia Italiana all’Università degli Studi di Parma. I suoi interessi si sono rivolti alla linguistica e alla filologia; nell’ambito di queste discipline rientrano le sue principali pubblicazioni: La lingua di Giovanni Morelli e Il lessico dei “Ricordi” di Giovanni di Pagolo Morelli, in «Studi di grammatica italiana» II 1972 e V 1976; Malatesta Malatesti, Rime, Parma, Studium Parmense, 1981; Hippiatria. Due trattati emiliani di mascalcia del sec. XV, ivi, 1983; Studi su antichi trattati di veterinaria, Parma, Istituto di Filologia Moderna, 1990; La lingua delle lettere di Niccolò da Correggio, Napoli, Loffredo Editore, 1997; Il lessico dell’«Innamoramento de Orlando» di Matteo Maria Boiardo. Studio e glossario, Milano, Edizioni Unicopli, 2003.




Fare il soldato
Storie del reclutamento militare in Italia

Prezzo: € 14
Pagine: 221
Collana: Collana del Centro
Interuniversitario di Studi e
Ricerche Storico-Militari - 4
Pubblicazione:
Gennaio 2008



Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università degli studi di Siena.

Nel 2000 il governo della Repubblica italiana ha ‘sospeso’, ma di fatto abolito in tempo di pace, il servizio militare obbligatorio. Finiva così per i giovani maschi italiani quella che è stata diversamente definita la ‘naja’, la ‘leva’, la ‘tassa del sangue’. Non più visite sanitarie al compimento della maggior età, non più registri di leva nei comuni e nei distretti, non più (in teoria) vite di caserma divise fra duri addestramenti e lunghe inattività. Non più soprattutto, per i governi e per lo Stato unitario, la possibilità di creare a relativamente poco costo grossi eserciti da impegnare sul campo per politiche di prestigio e di potenza nazionale. Per le forze armate, non più necessità di quel complesso sistemi di poteri e di saperi militari che per decenni avevano contribuito – a loro modo – alla nazionalizzazione e alla militarizzazione degli italiani. Con la fine della leva non si aboliva insomma solo un’istituzione militare (che ha comunque coinvolto direttamente decine di milioni di italiani): si chiudeva, anche da noi, un capitolo della storia nazionale fra Italia liberale, regime fascista, democrazia repubblicana. Il volume, che si avvale del contributo dei più qualificati studiosi di storia e di sociologia militare, ripercorre capitoli importanti e snodi decisivi del ‘fare il soldato’ in Italia: la preparazione della comunità militare nazionale attraverso esperienze preunitarie come quelle napoleoniche e risorgimentali; la costruzione dell’esercito unitario con il reclutamento a base nazionale (con la quasi unica eccezione degli alpini, a reclutamento territoriale); la mobilitazione dei coscritti e dei, pochi, volontari per le due guerre mondiali; il mantenimento dell’esercito di coscrizione nel primo mezzo secolo di storia repubblicana. In queste pagine, fra storia militare e storia d’Italia non c’è soluzione di continuità: attraverso la storia politica, sociale, quantitativa, di un’istituzione militare si scrive un capitolo decisivo della storia dell’Italia e degli italiani.




Forze Armate e beni culturali
Distruggere, costruire, valorizzare

Prezzo: € 16
Pagine: 298
Collana: Collana del Centro
Interuniversitario di Studi e
Ricerche Storico-Militari - 5
Pubblicazione:
Gennaio 2008



Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università degli studi di Siena.
Luigi Tomassini insegna Storia contemporanea all’Università degli studi di Bologna, sede di Ravenna.

In genere, pensando a forze armate e a beni culturali, si ritiene di parlare di due ambienti fra loro assai lontani, opposti, in lotta. Militari, forze armate, guerre – si dice – possono solo distruggere e sono irriducibili nemici dell’arte e della cultura. Senza negare l’evidenza, però, e guardando più da vicino, è possibile osservare che nella storia le vie delle forze armate e quelle dei beni culturali si sono incrociate in modi più complessi e contraddittori. Certo, storicamente, lo scopo delle guerre era di vincere il nemico ad ogni costo, anche rovinandone il patrimonio artistico o impadronendosene. Ma di recente, assieme a guerre dichiarate alle identità culturali dei popoli e delle nazioni, nelle operazioni militari è possibile intravedere segni concreti del diffondersi – grazie ad un nuovo diritto internazionale – di un rispetto nuovo per i beni culturali dell’avversario, finalmente sentiti come patrimonio comune dell’umanità. Analogamente, nella loro storia le forze armate non hanno solo distrutto beni e patrimoni culturali: li hanno anche creati. Città e paesi sono affollati da lapidi, monumenti, segni di memoria relativi alle guerre: molti fra essi sono stati eretti per iniziativa di forze armate, di reparti militari, di associazioni di reduci. Infine, ancora oggi, una parte non secondaria del patrimonio culturale – monumenti, opere d’arte, biblioteche, archivi, beni culturali in genere – si trova gestita dalle amministrazioni militari. Si tratta di un patrimonio complesso che deve essere oggi studiato, conservato, valorizzato. Parlare di forze armate e beni culturali, insomma, significa affrontare questioni importanti e diverse, non facilmente schematizzabili, che impongono sfide culturali, tecniche e politiche tanto alle amministrazioni militari quanto agli studiosi. Questo volume – con saggi sull’Italia contemporanea di giuristi, storici, tecnici dei beni culturali – rappresenta il primo contributo nazionale ad una riflessione sul tema.




Geografia, postcolonialismo e costruzione delle identità
Una lettura dello spazio urbano di Marrakech

Prezzo: € 14
Pagine: 214
Collana: Studi e ricerche sul
territorio - 69
Pubblicazione:
Gennaio 2008



Rachele Borghi è professore a contratto di Geografia e Geografia delle Lingue all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed è assegnista di ricerca presso il Centro Interdipartimentale IDEAS della stessa università. Si occupa da diversi anni di Maghreb con un’attenzione particolare al Marocco, dove ha effettuato ripetuti soggiorni di studio e di ricerca e dove oggi svolge anche attività didattica. Si interessa principalmente alla geografia postcoloniale, alla geografia di genere e alla geografia del turismo.

Il testo si propone di rintracciare le linee dello sviluppo urbano concepite nel periodo del Protettorato francese a Marrakech, quando il Marocco divenne il vero e proprio laboratorio della Francia non solo a livello urbano ma anche sociale. È quindi possibile ricercare l’origine di tutta una serie di stereotipi che sono stati spazializzati nella pianificazione della città e mettere in risalto gli elementi che accomunano la politica urbana coloniale a quella attuale. Il colonialismo ha infatti prodotto una serie di immagini che hanno alimentato un immaginario collettivo che si è poi concretizzato nello spazio urbano. Le descrizioni letterarie e i dipinti che rappresentavano un paesaggio esotico e affascinante hanno influenzato la percezione della città e dei suoi abitanti. Queste immagini hanno contribuito a formare un discorso coerente sul Marocco e su Marrakech di cui oggi la città è vittima. Il fine di questo lavoro è quindi quello di decostruire, attraverso l’approccio dei postcolonial studies, il corpus teorico che si è consolidato durante tutto il XX secolo e che ha dato vita ad un discorso forte e coerente sull’alterità, veicolato dalle discipline accademiche coloniali.




La letteratura in classe
L’educazione letteraria e il mestiere dell’insegnante

Prezzo: € 12
Pagine: 220
Collana: Contaminazioni - 10
Pubblicazione:
Gennaio 2008



Guido Armellini ha insegnato per venticinque anni italiano e storia nella scuola secondaria; attualmente insegna letterature comparate all’università di Verona e didattica della letteratura alla SSIS di Padova. Tra le sue pubblicazioni La canzone francese, Savelli, 1979; Le immagini del fascismo nelle arti figurative, Fabbri, 1980; Come e perché insegnare letteratura, Zanichelli, 1987; Dalla parte del lettore, Zanichelli, 1989; Il piacere di aver paura, La Nuova Italia, 1990; Letteratura, arte e musica nei bienni, Cappelli, 1993; Chansonniers, Fuoritema, 1995; Letteratura letterature, Zanichelli, 2005.

Che cosa diventa un’opera letteraria quando entra in un’aula scolastica? Nessuno, nemmeno l’insegnante più preparato, può saperlo prima che avvenga l’incontro. Ma proprio su questo carattere imprevedibile si gioca la scommessa dell’insegnamento letterario. Per vincerla, occorrono insieme passione disciplinare e passione pedagogica, amore per i libri e amore per gli esseri umani. Il libro affronta in questa chiave i temi di fondo della didattica della letteratura, tenendo insieme le questioni teoriche e gli aspetti pratici e artigianali del mestiere dell’insegnante: il valore etico e conoscitivo dell’educazione letteraria nel nostro tempo; l’incontro-scontro tra le grandi opere del passato e l’immaginario giovanile; le strategie e le tattiche dell’iniziazione alla lettura; il concetto di storia letteraria come mappa e come territorio; la ridefinizione del canone degli autori; la revisione critica di categorie didattiche come la valutazione, le competenze, la programmazione.




La Shoah

Prezzo: € 2,50
Pagine: 70
Collana: 100 libri 100 fiori! - 30
Pubblicazione:
Gennaio 2008



Alessandra Chiappano

“Che cento fiori sboccino, che cento scuole gareggino”, proclamava, tanti anni fa, il “Presidente Mao”. Le bibliografie ragionate della collana partono da quell’idea: cento titoli selezionati che possono costituire “cento fiori” da leggere, sfogliare, studiare. Un progetto che intende indicare a librai, studenti, operatori professionali e semplici lettori quei “cento” libri che a giudizio di ciascun compilatore, rappresentano punti fermi della materia, proposte stimolanti, percorsi interessanti. Soprattutto, è questa la novità, intendono essere bibliografie “aperte”: aperte perché disponibili a integrazioni successive e suggerimenti esterni; aperte perché non hanno e non vogliono avere alcun carattere di esaustività o di scuole. Suddivise in sezioni e colori, esse intendono fornire un primo strumento bibliografico su ogni aspetto del sapere e del costume sociale. Questo almeno è la speranza e l’augurio che ci facciamo. Suggerimenti, consigli, integrazioni da parte dei lettori non solo saranno utili ma costituiranno una linfa importante per le successive nuove edizioni di ogni bibliografia.

Le sezioni: 1) Ambienti e paesi 2) La storia 3) Costume e tempo libero 4) Arti 5) Economia e lavoro 6) Movimenti e Istituzioni 7) Scienze umane 8) Autori e personaggi




Teorie politiche storia sociale
saggi. 1. 1974-1984

Prezzo: € 14
Pagine: 260
Collana: Biblioteca di storia
contemporanea - Studi - 25
Pubblicazione:
Gennaio 2008



Allieva della Scuola Normale Superiore di Pisa, Simonetta Ortaggi Cammarosano (Roma, 1944 - Trieste, 1999) è stata docente di Storia sociale contemporanea nell’Università degli Studi di Trieste. Dopo un’attività di ricerca sul Partito Comunista d’Italia e sulla sua collocazione nel quadro della Terza Internazionale si orientò sulle questioni dell’organizzazione di fabbrica, del salario e della disciplina industriale (il suo lavoro più importante in questo campo è Il prezzo del lavoro. Torino e l’industria italiana nel primo ’900, Torino, 1988); dedicò studi alla situazione operaia e femminile nell’Ottocento e negli anni della Grande Guerra e condusse una ricerca di storia sociale con una dimensione di lungo periodo realizzando il libro Libertà e servitù. Il mondo del lavoro dall’ancien régime alla fabbrica capitalistica, Napoli, 1995.

Il libro raccoglie cinque saggi pubblicati da Simonetta Ortaggi Cammarosano tra il 1974 e il 1984. Essi offrono un orizzonte di storia delle idee politiche nella temperie della Rivoluzione d’Ottobre e delle prospettive europee di rivoluzione e controrivoluzione. Trascorrono sui versanti della storia dell’industrializzazione e delle elaborazioni tecniche e ideologiche del taylorismo, per approdare ai temi di storia sociale del mondo operaio e della vita e disciplina di fabbrica. Un’ampia introduzione di Gian Carlo Falco inquadra storiograficamente il lavoro dell’autrice ed offre un profilo compiuto di una personalità di studiosa prematuramente sottratta alla ricerca e all’insegnamento.



 
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