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La collana “La cultura e il tuo corpo” si costruisce in base al principio secondo cui, all’insensata pretesa di voler essere migliori di se stessi,occorre sostituire il principio di voler essere se stessi nel modo migliore, coordinando salute, bellezza e rapporti sociali positivi.

Questo processo deve prendere le mosse da un’imprescindibile accettazione del sé e ricorrere a tutti gli strumenti offerti dalle conoscenze contemporanee, per raggiungere il benessere psicofisico inteso in senso ampio.

I volumi che compongono la collana intendono indagare ambiti, tematiche, metodi e attività attraverso un approccio culturalmente consapevole, che ponga attenzione alle differenze non solo di età ma anche di genere, affinché emergano le peculiarità dell’universo femminile e con una sensibilità particolare verso il pubblico maschile, erede di tradizioni che spesso hanno perseguito obiettivi che hanno sostituito al fascino globale della persona la sola forza, quando non la prevaricazione e la violenza.

Proponiamo una breve rassegna dei concetti chiave dei volumi pubblicati fino ad ora:

1. “Giochiamo a judo?”

Crescere, diventare un judoka e maestro consapevole, è il me­stiere più difficile, ma anche il più bello, in un mondo dove i punti di riferimento tendono a confondersi e dove è sempre più arduo saper trovare il proprio cammino.

È importante riflettere sul proprio carattere e sui propri comportamenti: rinforzarsi per essere pronti ad affrontare la realtà con decisione e con passione intensa, con rispet­to amorevole per sé, gli altri e le cose che ci circondano, in tempi che spingono a volere tutto e subito.  

La ricerca del senso della misura, dell’autodisciplina e l’attitudine a confrontarsi con lo spazio di azione dell’Altro sono la costante che permette di crescere come esseri umani.

2. “La corsa”

L’evidenza scientifica lo conferma: correre fa bene, ma dipende da come lo si fa. Per questo il corretto approccio a questa pratica è tutto, anche se i runners hanno obiettivi diversi: alcuni corrono nell’ottica di un migliora­mento delle proprie prestazioni, altri lo fanno per dimagrire o semplicemente per sentirsi meglio, altri ancora ne hanno bisogno per evadere dallo stress quotidiano. Indipendentemente da questo però, la costanza e la correttezza di esecuzione sono garanti di maggiore benessere.

La corsa, se opportunamente svolta, ripaga sempre la fatica.

3. “Cinquanta per sempre”

C’è una differenza sostanziale fra invecchia­mento e decadimento, ovvero il progressivo deperimento delle cellule, e questo è il concetto di base su cui si basa questo libro.

Non si può modificare la biologia dell’invecchia­mento, che, purtroppo, è immutabile, ma è possibile ridurre, se non addirittura evitare, il deterioramento che col­pisce l’aspetto funzionale del processo: il 70% di ciò che normalmente accade al nostro corpo non è inevitabile e, soprattutto, non siamo obbligati a su­birlo passivamente.

L’uomo non è stato selezionato per vivere in eterno, ma abbiamo la possibilità di fare molto per invecchiare più lentamente e continuare ad avere una vita piacevole ed appagante fino a ottant’anni ed oltre, facendo in modo che l’organismo funzioni come quando ne avevamo cin­quanta.

4. “Muoversi oggi”

Lo sport, inteso come attività di movimento fisico in accezione ampia, è una questione di cultura.

La cultura dell’attività fisica viene da una comprensione del suo aspetto benefico: chi fa movimento sta meglio, si ammala meno, è più positivo nella vita, ha rendimenti migliori nello studio e nel lavoro; lo sport inse­gna i principi fondamentali del rapporto umano come ri­spetto, sacrificio, convivenza, umiltà, giusta competizione e capacità di accettare la sconfitta.

5. “Siate gentili con voi stessi”

Il titolo di questo lavoro riprende una nota espressione di Moshe Feldenkrais – fisico, ingegnere e judoka sovietico naturalizzato israeliano – che spesso viene ricordata dagli insegnanti del Metodo mentre conducono una lezione di movimento: occorre muoversi con gentilezza per sperimentare significativi cambiamenti e conquistare un auto-rispetto che poi è possibile trasferire in altri contesti.

Si tratta di un metodo di auto-educazione fisioterapico, che tende al benessere globale dell’individuo.