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Parola e ragione
Gorgia, Isocrate, Platone, Franco Trabattoni (a cura di)
Incroci ‐ 10
Una delle caratteristiche più evidenti della società greca del V seco lo, e ateniese in particolare, è l’esplosione della parola nelle più svariate modalità d’uso. Alla parola tradizionale della poesia si affiancano, in rapido sviluppo, la parola della storia, della retorica, della medicina, della sofistica, della politica, della filosofia. A questa fioritura si accompagnano, come è naturale, anche i primi tentativi di riflettere in generale sulla parola, sulla sua natura e sugli scopi che essa consente di raggiungere. Nei due testi che qui presentiamo, l’Encomio di Elena di Gorgia e lo lone di Platone, vediamo scontrarsi due visioni per certi versi antitetiche. A Gorgia, che intende la parola come farmaco e reagente chimico, come esempio significativo dei fattori irrazionali che determinano totalmente l’esperienza umana, si contrappone l’idea platonica della parola come veicolo della dialettica dell’indagine razionale volta al conseguimento della verità. Se nell’Encomio di Elena Gorgia giustifica l’adulterio dell’eroina spartana in base al fatto che la seduzione dei discorsi è irresistibile come un veleno, nello lone Platone denuncia l’irrazionalità della parola poetica e retorica come caso limitato e specifico di un discorso privo di scienza, che come tale non deve e non può avere alcuna influenza sulla vita dell’uomo e sulla sua con- dotta morale. Per Platone, in effetti, la parola-veleno capace di provocare solo effetti fisiologici non è la vera parola, poiché parola è logos nel senso di “discorso razionale”, che agisce non già sui sensi e sulle emozioni, ma sull’intelletto e sulla sua capacità di dare un consenso motivato.
- Pagine: 111
- Formato: Libro
- ISBN: 9788840005911
- Data uscita: dicembre 2000
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